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       In conclusione, ammesso che le argille di Milazzo siano siciliane,
ammesso che le pomici che contengono provengano affettivamente dalle
Eolie, si potrebbe dedurre che l'attività eruttiva di queste ultime già
era in atto nel Siciliane (da 500.000 a 1.000.000 di anni fa).

                                          Conclusioni

      La nostra indagine non sarebbe completa, se non considerassimo
anche i rapporti della Sicilia con le terre vicine, dal Pliocene superiore
in poi (non ha senso parlare di Sicilia nel Pliocene inferiore).

      Vediamo anzitutto le connessioni con l'Africa, documentate da
molti fatti di indole paleontologica e biogeografica, che inducono ad
ammettere la esistenza di «ponti » quanto meno durante il Pleistocene.

      Possibilità di comunicazioni dovettero esistere fino all'intervallo
Siciliano-Tirreniano, poichè allora comparvero in Sicilia, e vi si riprodus-
sero abbondantemente, i famosi elefanti nani, ritenuti da OsBORN (1942),
e giustamente a mio avviso, immigr:rti dall'Africa. Attualmente la Sicilia
è separata dall'Africa da una soglia profonda 350 metri, misura di ordine
non proibitivo, quando si pensi alla evidenza che si riscontra in più
parti nell'isola di importanti movimenti tettonici posteriori al Sicilano.
Infatti nella Conca d'Oro di Palermo, la regione classica per il Siciliano,
i sedimenti di questo piano si presentano in alcuni punti fortemente
piegati. Nella regione Ogliastro, di Augusta, già nominata in precedenza,
non solo sono sollevati oltre i 300 metri di quota depositi siciilani,
ma anche panchine costiere posteriori al Siciliano, posteriori alla stessa
comparsa degli elefanti nani. E' quindi più che verosimile una emersione,
almeno a questa data, della soglia siculo-tunisina. Tanto più che vi ha
certamente concorso anche l'abbassamento del livello marino dovuto
all'eustatismo glaciale.

      La Sicilia rappresenta per mo] te specie animali di orrgme africana
il limite settentrionale del loro areale, in modo che lo stretto di Messina,
la cui soglia è oggi a - 160 metri, sembra avere rappresentato, quanto
meno a data recente, una barriera più grave che non lo stesso Canale
di Sicilia.

      La zona dello Stretto di Messina è una regione estremamente
mobile, oggi come nel passato, per la quale una estrapolazione dalle
condizioni oggi esistenti avrebbe comunque uno scarso significato. A
partire dalla fine del Calabriano i due margini dello stretto sono stati
sollevati con movimenti colossali, dell'ordine di un migliaio di metri.
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