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grossi ciottoli fluviali, pietre e malta terrosa. A copertura della basilica vi era
un tetto di legno a spioventi ricoperto di tegole. Ciò si desume dai resti di
travi, coppi e tegole ritrovati al momento della scoperta nel manto terroso
che ricopriva i pavimenti musivi. In questa stessa fascia di terra sono state
inoltre evidenziate tracce di terra bruciata e carboni sparsi qua e là.
Abbastanza per dimostrare che la distruzione dell’ultima fase dell’edificio fu
certamente dovuta ad un incendio che ne provocò inevitabilmente
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l’abbandono .
La basilica ha conosciuto diverse fasi costruttive. La pianta del Pace e
le sue relative strutture murarie si riferiscono all’ultima edificazione della
basilica, quella più recente. Ma da un attento esame dell’andamento spaziale
dei mosaici sottostanti messi a confronto con la disposizione dei muri
perimetrali, si può affermare che la basilica fu riedificata ogni volta sulla
pianta precedente. Il pavimento intermedio infatti corrisponde come
posizione a quello dello strato superiore. Similmente i resti di mosaico
relativi alla fase più antica, da quel poco che ci è dato sapere, presentano lo
stesso andamento verso Ovest ( guardando cioè verso l’abside ).
La basilica presenta consistenti analogie con la basilica di Kaukana e
quella della Pirrera, situate entrambe nel territorio di S. Croce Camerina, o
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ancora con la basilica presso Eraclea Minoa, di più recente scoperta . Il
gruppo di basiliche sopra menzionate possono farsi risalire tutte al corso del
V secolo o massimo all’inizio del successivo, in quanto sono tutte provviste
di una sola abside a conclusione della navata centrale. Ma a dir la verità
neanche nelle altre strutture di culto altomedievali si trovano tre vere absidi
allineate, con le laterali in funzione di protesi e diaconico. Questi ambienti
vengono infatti considerati come una caratteristica funzionale e formale
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Giornale di scavo del 2 ottobre 1893.
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Si veda su Sofiana BONOMI 1964; su Cittadella GIGLIO 2003, pp. 12-15; su Kaukana PELAGATTI
1972; su Pirrera GENTILI 1969; su Eraclea Minoa FIORENTINI 2002.
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