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assai importante, probabilmente dotato di un impianto termale, stando ai
numerosi tubuli da conduttura idrica. Di questo centro non vi è traccia nelle
fonti, sebbene ancora non sia stata identificata con certezza l’ubicazione
della stazione di posta citata dall’Itinerarium Antonini come ad
Olivam (ultima sosta dopo Longaricum lungo la strada da Agrigentum a
Lilybaeum), generalmente posta dagli studiosi nei pressi di Salemi, poco
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distante dal sito di Rosignolo .
Durante la prima età bizantina, la cima del monte Barbaro sede
dell’antica città di Segesta, fu occupata da una piccola fortificazione (m. 8 x
8): una torre di vedetta che sorvegliava il territorio circostante munita di una
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grande cisterna per la raccolta delle acque . È probabile che fra il V e il VII
sec. d.C. la sommità del monte circoscritto dalle fortificazioni di epoca
romana abbia costituito un punto di riferimento per gli abitanti della
campagna dove in caso di assedio potevano trovare riparo. Si tratterebbe di
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un’occupazione sporadica da parte degli abitanti che sono vissuti lungo la
valle del fiume Freddo, presso le Aquae Segestanae. Nel sito di Segesta
sembrano assenti materiali successivi al VII e precedenti gli inizi del XII 290 .
Del VI secolo d.C. è un’iscrizione funeraria rinvenuta nel 1990 la quale
assume particolare importanza sia come testimonianza dell’uso del latino nel
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VI sec. d.C. in Sicilia, sia per la diffusione del cristianesimo a Segesta .
287 MOLINARI-NERI 2004, pp.109-121.
288 MAURICI 2003, pp.897-898.
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Nell’area è stata rinvenuta una moneta di Eraclio/Eraclio Costantino (623-640) custodita nel
museo di Calatafimi assieme a quattro monete bizantine provenienti dal territorio: un follis di Costantino
IV, un mezzo follis di Costante II e due folles di Costante II. Cfr. CUTRONI TUSA 2002, p.428 e n.45.
290 MOLINARI 1997, p. 105.
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L’iscrizione funeraria è stata rinvenuta nel corso della campagna di scavo a Segesta nel Maggio
1990, come pezzo di reimpiego in un edificio medievale dell’area di scavo dell’acropoli Nord designata con
il numero 3000; vd., NENCI 1991, p.253; MOLINARI 1997, p.105.
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